NAZZARENO
MICONI :INDIA E DINTORNI
martedì
1 febbraio 2005
Sarà quella caratteristica ed essenziale necessità
di catturare i momenti vissuti e la capacità di trasmettere
i sentimenti di colui che le ha create, a rendere le opere di Nazzareno
Miconi poetiche e nello stesso tempo autentiche.
Con India e dintorni il pittore ha voluto raccogliere una serie
di lavori realizzati tra il 1991 e il 2005. Un’occasione davvero
unica dove riaffiorano e, per la prima volta, s’incontrano,
il passato ed il presente di Nazzareno, nato e vissuto in una modesta
casa nel quartiere di Villanova, nel cuore di Cagliari. Proprio
in quella casa, sul pavimento del terrazzo, all’età
di sei anni, l’artista cominciò a disegnare con i carboncini
che raccoglieva da terra, senza capire la necessità di compiere
quei gesti o di creare forme, con la consapevolezza che sarebbero
presto scomparse con la caduta delle prime piogge. I lunghi viaggi
di studio tennero l’artista lontano dalla Sardegna per diversi
anni, ma non cancellarono le sue origini che a distanza di tempo
i lavori conservano, nonostante la presenza di contaminazioni artistiche
indelebili come quelle di matrice costruttivista.
Le prime opere sono state concepite dopo il viaggio in India del
1989. I dipinti nascono solo qualche tempo dopo ma sprigionano,
come se l’avessero assorbita in quel momento, tutta l’energia
del tragico vissuto. In Gange, l’acqua del fiume scorre trasportando
i corpi dei cadaveri cremati, l’oro è lo spirito, il
rosso la carne. Una ferita passa attraverso, è un segno di
movimento che spezza l’immobilità apparente della superficie
dipinta di nero. E’ ancora rosso in Calcutta, stavolta più
presente, quasi con ossessività: è il terrore provato
vedendo la processione dei lebbrosi bendati da una fascia rossa.
Simile a questo il colore allucinato delle pareti del Caffè
Madras a New Dehli, un rosso più acceso, opprimente, spezzato
dal nero di una porta, contrasto impresso nella memoria dell’artista.
Infine, il rosso della cuspide geometricamente perfetta, simbolo
della potenza maschile, omaggio al Costruttivismo russo.
Nei due lavori dedicati alla donna, uno rappresenta i colori dell’indumento
femminile indiano, l’altro è la costruzione, la sintesi
della forma e del colore ma anche della dinamicità della
fertilità femminea. La contemplazione per la raffinatezza
formale e la perfezione tecnica, sintetizzata in una sola opera
presente in mostra, lascia spazio nuovamente allo sconvolgimento
emotivo di fronte al quale l’anima del pittore non poteva
restare inerte.
Quello che ha sempre colpito delle opere di Nazzareno Miconi è
l’effetto tattile. Sono rugose, spigolose, quasi granitiche
le superfici dipinte che compongono il trittico successivo al cataclisma
tailandese. Opere nate per essere toccate. Non è il rosso,
il nero e l’oro dei dipinti indiani, ma il bianco dei sudari
che avvolgono la carne martoriata, il viola della liturgia, il rosa
dei corpi vittime della sciagura.
erica
olmetto
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