----------------------------------------------------------------------------------------------------------
Paolo  Pergola/ Visioni di un naufrago/

Dal 22 settembre al 20 ottobre 2006

[ non è vero che il mare è blu. È grigio di silice patinata e onde di cotone. È d'ambra con sorgenti di cielo. È verde scuro con chiazze di luce che mostrano strati di madreperla. È rosso ruggine cosparso di fumo. È di peltro lunare con crateri di velluto nero. È di spade di ferro che si incrociano sul prato della battaglia. Il mare, per il naufrago, è acqua e sale che avvolgono gli occhi. ] Paolo Pergola.

Acque cristalline, dense e opache, colorate di grigio, verde e giallo si scorgono in mezzo al Mediterraneo e lungo il percorso, sull’immenso specchio d’acqua del mare del Nord. Riflessi inaspettati di uno scatto che cattura quel singolo momento e ferma un’immagine, un connubio di parti, di variazioni cromatiche appartenenti a quell’istante irripetibile.
La soddisfazione per il risultato ottenuto è quella di un artista che scopre se stesso e la natura nelle sue molteplici manifestazioni. Le immagini che nascono e si sviluppano, invece, sembrano più vicine alle visioni di un naufrago che viaggia verso mete sconosciute e s’imbatte in insidiosi pericoli, i pesci, il ghiaccio polare che si spezza, le orche marine e le onde del mare in tempesta. Il mare è vivo e in perenne movimento. Sulle sue acque profonde emerge e resta a galla una figura sottile e fluttuante, sembra un sorriso che allungandosi diventa una smorfia, quasi subito si ripiega su se stessa e scompare. Le visioni di Paolo Pergola aumentano all’interno dell’obbiettivo dove scopre un mondo diverso dal mare che ogni giorno esplora e si stupisce per le inaspettate tonalità dell’acqua, per i disegni che si formano in superficie. Brevi scatti di un istante infinito diventano opere d’arte simili ad acrilici su tela che riflettono il senso materico del colore e lo diffondono tutt’intorno, regalando a chi li osserva un intenso e piacevole desiderio di pace.

Erica Olmetto

«Il mare non è solo blu» le foto di un biologo poeta

Biologo marino, Paolo Pergola ha navigato nei golfi nordici e nelle coste mediterranee, ha visto isole e golfi, le brume del Baltico e le rocce di Carloforte. E dappertutto, del mare ha incessantemente fotografato i riflessi e le increspature e tutti i possibili colori dell'acqua. Visioni di un naufrago è il titolo non casuale della sua personale - che è stata curata da Massimo Murru e Erica Olmetto - allestita alla galleria May Mask di Cagliari (in via Sulis 63) e che resterà aperta fino al prossimo 20 ottobre. In mostra, una serie di foto analogiche - digitalizzate e stampate su tela - che nella varietà dei toni cromatici trovano effetti pittorici. «Non è vero che il mare è blu. È grigio di silice patinata e onde di cotone. È d'ambra con sorgenti di cielo. È verde scuro con chiazze di luce che mostrano strati di madreperla. È rosso ruggine cosparsa di fumo. È peltro lunare con crateri di velluto nero»: così scrive Paolo Pergola nelle didascalie che sono annesse alle immagini. Uno studioso poeta, dunque. Un reporter, per meglio dire, che pazientemente osserva le rotte delle tartarughe o i voli delle sule. Un nostromo, anche, che nel diario di bordo annota con assoluta precisione la longitudine del punto dove ha effettuato lo scatto e il giorno e l'ora. Coordinate spazio temporali molto importanti nel rapporto tra Paolo Pergola, o le sue visioni, e il liquido regno di Nettuno. Una relazione molto stretta lega lo sguardo del fotografo solitario alla mutevolezza incantatrice e spaventosa degli oceani. Sono tutte al naturale, senza ritocchi al computer, le tinte che fanno di ogni foto di Paolo Pergola un pianeta decisamente diverso. E nel bloccare con la sua Reflex l'azione congiunta del vento e delle correnti, l'autore prova ogni volta, ancora e sempre, la stessa meraviglia nel fissare porzioni di una materia che appare cangiante, imprevedibile e sfuggente. Solide, quasi, appaiono le onde che vengono trasportate sulla tela. Finalmente ferme, analizzabili nella loro struttura fisica. Bloccate dall'obiettivo, si fanno dense come zolle di terra. Ci si affonda, ma è un dolce naufragare, tra quei gorghi disciplinati.

Alessandra Menesini

Clicca per leggere la recensione di Alessandra Menesini


Clicca qui per vedere la galleria fotografica della mostra.