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Andrea Pili

Panneggi accuratamente elaborati, proporzioni armoniosamente definite. Nelle opere di Andrea Pili il richiamo all’arte classica è evidente, in termini di citazione stilistica. Più precisamente si può parlare di rivisitazione in chiave contemporanea di alcuni elementi del Classicismo, in particolare di matrice greca in una fase forse più vicina al Manierismo ellenico che al periodo Classico, sia nello studio della postura e nel rapporto tra le misure, sia nella lavorazione del panneggio. Il percorso in mostra evidenzia la ricerca di un plasticismo la cui ricerca ha avuto un’origine pittorica, come si osserva nelle cosiddette tele tridimensionali, dove, l’attenzione dell’artista si sofferma sulla definizione dei singoli arti e del viso che emergono già con insistenza dalla tela. Dall’altorilievo si passa alla semiscultura parietale per finire con la foggia a tutto tondo, dove, le posizioni assunte dalla figura femminile che si muove con la sensualità di una danzatrice orientale, sono libere e aperte a gesti e movimenti sinuosi e leggiadri. Le posizioni e i passi di Adelina, la sensuale ballerina, sono colti dall’artista, che ne resta colpito e coinvolto, nell’attimo della loro massima espressione, fermati nel tempo, coperti da un telo che serve a proteggere la loro purezza. Si cela, dunque, dietro la loro rappresentazione il principio armonico di matrice classica ma l’interpretazione dell’artista è assolutamente contemporanea, il suo lavoro mira alla creazione di un corpo che alla fine corpo non è. E’ un involucro che nel passato ha contenuto qualcosa, un’ombra, una traccia, il ricordo di un attimo scolpito nel tempo e velato da un candido lenzuolo. In contrapposizione al Classicismo, qui la materia non prevale, al contrario, è svuotata dei suoi contenuti, priva di quella pienezza che la tiene ancorata a terra. L’importanza è data al movimento del corpo e alla sensualità con il quale si esprime, privo di peso e fluttuante nell’aria, è fermato nell’attimo in cui ha lasciato la sua impronta, il calco, conservata con dedizione sotto il prezioso telo bianco.

Erica Olmetto

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