VALENTINA
M. : “InT:eSt”
domenica
5 marzo 2006
InT:EsT,
ovvero interno ed esterno. Raffronto tra il sé e l’altro,
tra il sofferto e il condiviso, tra microcosmo e macrocosmo, in
quanto essenza stessa dell’identità. In antitesi alla
massificazione individuale, all’idea d’identità
precostituita in un’epoca che di effimero voracemente si nutre
e dove più che mai si avverte la caducità dell’esistenza,
Valentina M. ne indaga i complessi meccanismi costruttivi attraverso
un processo di sedimentazione di esperienza e memoria. Leit motiv
della ricerca estetica, InT:EsT implica i concetti di percorso,
trasformazione e fine e si concretizza muovendo dal paradosso di
volerne ossessivamente tracciare i confini in quanto l’uno
è evoluzione ineluttabile dell’altro.
Interni domestici, algidi ambienti immersi nel buio, luoghi di passaggio
privi di un’identità precisa non lasciano spazio all’elemento
umano poiché è l’osservatore a sostituirsi al
soggetto dove tutto è giocato sull’ambiguità
dell’illuminazione. Luoghi silenziosi tra il familiare e lo
straniante sono scolpiti da fonti luminose che talvolta disorientano
la percezione altre individuano spazi, architetture, geometrie annullando
i confini spazio-temporali. Risente delle ambientazioni metafisiche
e della concezione monumentale di Armin Linke ma anche delle saturazioni
cromatiche di Erwin Olaf e della narrazione ambigua e sospesa degli
interni di Elisa Sighicelli, la fotografia pittorica di Valentina
M., tra minimalismo e soluzioni ritmico-lineari.
Summa del percorso artistico-esistenziale, InT:EsT è il risultato
del sapiente assemblaggio di tre fasi che originando dallo scatto
(“Back stage”) vanno a delineare i “Percorsi”,
elementi integranti che caricano di nuovi significati le immagini,
per culminare nelle “Distorsioni”, (light box) spazi
mentali di matrice surreale, e nelle proiezioni slide del video
“Looking for”, dove l’artista traccia un percorso
di autoanalisi. Sottintendono l’assenza-presenza dell’uomo,
l’ambiguità dell’apparente conosciuto, la narrazione
sospesa e silenziosa, i “tasselli” rivelatori d’identità
celate, mutanti o perdute, mettendo a fuoco visioni ad occhi chiusi
- per parafrasare Calvino - attraverso l’abile capacità
dell’artista di pensare per immagini.
Roberta
Vanali
Clicca qui per vedere la galleria
fotografica della mostra.
|